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Burrasca nel Lazio, se la sanità è in crisi ...criminalizziamo gli infermieri

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Burrasca nel Lazio, se la sanità è in crisi .. … criminalizziamo gli infermieri!

 

Sono anni che ci sgoliamo per dire che una sanità migliore si può avere, ma, solo se non si escludono gli infermieri.            Spiegare l’importanza di una buona assistenza infermieristica, se non si frequenta l’ambiente sanitario non è facile, ma,  se è vero che ridurre le tasse, aumenta il valore economico degli stipendi,  quindi l’economia ricomincia a vivere; se si valorizzano gli infermieri, gli si riconosce il giusto valore, la sanità potrebbe migliorare in senso esponenziale con buonapace di tutti, pazienti, direttori generali, politici, ecc.        Perché questo ragionamento?             Nei tanti anni di professione  ho visto chiuderei reparti per mancanza di infermieri, ma, mai per mancanza di medici e/o ausiliari!  Evidentemente la spina dorsale della sanità sono gli infermieri! Al contrario si preferisce costituire reparti speculari, con più primari e medici ed eventualmente infermieri in comune su due unità operative, strutture complesse o altro. Il personale infermieristico, non solo non viene valorizzato, ma, succede che si usino i problemi di salute di tali operatori  in maniera speciosa attraverso la massificazione dei dati;  vale a dire:- “I risultati delle visite mediche parlano chiaro: 267 infermieri non possono sollevare pesi”, così scriveva il Direttore Generale dell’ospedale San Camillo Forlanini, attraverso un giornalista, il 17/01/2008. Sia il Direttore citato che il giornalista non hanno suffragato le dichiarazioni con informazioni riferibili al fatto che: gli infermieri dipendenti dell’ospedale San Camillo Forlanini sono 2200 e che  in sanità, ogni esonero (attribuzione di un infermiere a funzioni di minor aggravio psico fisiico) viene suffragato da idonea documentazione e meticolosi controlli medici, bensì hanno preferito attivare, attraverso i mass media  una caccia all’untore! Immaginabile la gioia dei dipendenti infermieri dell’ospedale citato, così speciosamente screditati  dal Direttore Generale dell’ospedale in cui lavorano! Nessun direttore generale, tuttavia, parla di una realtà evidente: ”Infermieri sfruttati fino all’osso per super lavoro e turni massacranti, costretti a lavorare con  attrezzature obsolete o inesistenti, come ad esempio i  sollevatori dei pazienti, e si, perché questo suggerirebbe  una violazione, da parte del datore di lavoro, dell’art. 2087 del C.C. e art. 36 e 37 della costituzione”. I problemi alla schiena degli infermieri, sono spesso causati dal sollevamento inadeguato dei pazienti, in assenza ausili idonei studiati appositamente; ciò nonostante  “ l’infermiere compensa le incompletezze della    struttura attraverso un comportamento ispirato alla cooperazione, nell’interesse dei cittadini e dell’istituzione”, perché è UN PROFESSIONISTA, E QUESTO DICE IL PROPRIO CODICE DEONTOLOGICO. Quale altro professionista o lavoratore sarebbe disponibile ad accettare le medesime condizioni di lavoro?

 

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