Voi siete qui: Home Legalità Sentenze L'indennità di accompagnamento in caso di trattamenti chemioterapici in regime di day hospital
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Cerca

Nursingup Lazio

Errore
  • Errore nel caricamento dei dati feed.

L'indennità di accompagnamento in caso di trattamenti chemioterapici in regime di day hospital

E-mail Stampa PDF


 

 

Chemioterapici.jpg

 
Sentenza Tribunale di Crotone n. 1991 del 4.10.2002 sulla questione della legittimazione passiva nelle controversie di invalidità civile di cui all'art. 130 comma 3 D.Lvo 112/98; afferma il principio del diritto all'indennità di accompagnamento in caso di trattamenti chemioterapici in regime di day hospital limitatamente alla durata della terapia.
 
Oggetto: Controversia di Lav / Prev
Decisa il 4.10.2002
Depositata il 4.10.2002
 
 
TRIBUNALE DI CROTONE
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
 
La Dott.ssa Francesca Romana Pucci, in funzione del giudice del lavoro, ha pronunciato la seguente
 
 
SENTENZA
Nella causa promossa da
***
Con il proc. Dom. Avv. Maria Concetta Guerra in Crotone V. T. Minniti 44
RICORRENTE
Contro
INPS in persona del Presidente e legale rapp.nte pro tempore;
Con il proc. Dom. Avv. Giuseppe Filippelli, in Crotone, V. Deledda 1
RESISTENTE
 
E contro
REGIONE CALABRIA, in persona del Presidente pro tempore
Con l'Avvocatura dello Stato del distretto di Catanzaro
RESISTENTE
 
Oggetto: Accompagnamento
 
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
 
 
Con ricorso depositato il 7.3.2001 parte ricorrente ha convenuto in giudizio l'Inps chiedendo che, previo accertamento dello stato di inabilità lavorativa con impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore, gli venisse corrisposta l'indennità di accompagnamento dalla data della domanda amministrativa.
A sostegno della domanda il ricorrente, premesso che la Commissione di prima istanza aveva escluso la sussistenza delle condizioni di cui all'art. 1 L. 18/81; che avverso tale provvedimento aveva proposto ricorso, rigettato implicitamente per decorso dei termini, ha asserito di essere in possesso dei requisiti medico legali per il riconoscimento della chiesta indennità, di cui all'art. 1 L. 18/80.
L'Inps ritualmente costituito, ha resistito all'avversa domanda, eccependo in via preliminare il difetto di legittimazione passiva attesa la natura di mero accertamento della domanda proposta, nonchè l'improcedibilità della stessa per non essere stato esperito il procedimento amministrativo; nel merito ha dedotto l'infondatezza della domanda della quale ha chiesto il rigetto.
E' stato integrato il contraddittorio nei confronti della Regione Calabria che costituendosi ritualmente ha eccepito il difetto di legittimazione passiva.
Ammessa ed espletata CTU medica, all'udienza del 4.10.2002 il giudice ha invitato i procuratori alla discussione ed ha deciso come dalla presente sentenza il cui dispositivo è stato pubblicamente letto.
 
 
MOTIVI DELLA DECISIONE
 
Preliminarmente deve esaminarsi la questione circa la legittimazione passiva degli enti convenuti nel presente giudizio.
L'Inps eccepisce infatti il difetto di legittimazione passiva ai sensi dell'art. 130 comma 3 D.Lvo 112/98, deducendo che detta legittimazione spetta alle Regione Calabria in relazione alla domanda di concessione ed erogazione ed al Ministero del Tesoro in relazione alla domanda di accertamento delle condizioni medico legali di invalidità.
Ebbene, ai sensi dell'art. 130 D.Lvo 112/98 co 3, "fermo restando il principio della separazione tra la fase di accertamento e quella della concessione dei benefici economici di cui all'art. 11 L. 537/93, nei procedimenti giurisdizionali ed esecutivi relativi alla concessione delle prestazioni e dei servizi attivati a decorrere dal 3.9.98, la legittimazione passiva spetta alle Regioni - ove il giudizio abbia ad oggetto le provvidenze concesse dalle regioni - ed all'Inps in tutti gli altri casi, anche relativamente a provvedimenti concessori antecedenti al termine di cui sopra".
Orbene, la normativa de qua, ribadita la distinzione tra fase amministrativa: di accertamento (demandata alle commissioni mediche istituite presso le ASL), di concessione (demandata, dapprima alle Prefetture e trasferita alle Regioni, con DPCM 26.5.2000) e di erogazione (demandata all'Inps), attribuisce poi la legittimazione passiva nelle controversie giurisdizionali in materia di invalidità civile alternativamente alle Regioni all'Inps; e ciò a prescindere dalla titolarità del rapporto obbligatorio sostanziale.
Unica deroga a detto principio è quella introdotta con l'art. 37 L. 23.12.1998 n. 448 (collegata alla finanziaria) che, dopo aver ribadito, al comma 1, la competenza del ministero del Tesoro ad attivare ed eseguire le verifiche programmate dei requisiti sanitari ed a procedere alle eventuali revoche dei trattamenti, prevede al comma 5, che "nei procedimenti giurisdizionali relativi ai verbali di visita emessi dalle commissioni mediche di verifica finalizzati all'accertamento degli stati di invalidità civile, cecità e sordomutismo, nonché ai provvedimenti di revoca emessi dal Ministero del Tesoro (omissis) la legittimazione passiva spetti al Ministero medesimo".
In sostanza il legislatore ha previsto un doppio binario processuale in materia assistenziale, individuando, da un lato, la legittimazione passiva dell'Inps o delle Regioni (a seconda della tipologia di provvidenza richiesta) in relazione ai giudizi aventi ad oggetto la concessione e l'erogazione delle provvidenze relative agli invalidi civili, previo accertamento incidentale dei requisiti sanitari (sull'inammissibilità di domande di mero accertamento della condizione invalidante si veda Cass. 12681/2002) e, dall'altro, la legittimazione passiva del Ministero del Tesoro, in relazione ai soli giudizi avverso i verbali di accertamento delle commissioni mediche ed i provvedimenti di revoca del Ministero del Tesoro, e cioè in relazione a quei procedimenti amministrativi attivati, non già dall'assistito, bensì dall'ente stesso al quale la legge demanda appunto funzioni di controllo sulle provvidenze già in godimento dagli assistiti.
Deve pertanto escludersi la legittimazione passiva del Ministero del Tesoro, considerato che la presente controversia è estranea al disposto di cui al citato art. 37, 5° comma L. 448/98.
Ciò posto, la presente controversia ha ad oggetto la domanda di concessione della provvidenza di cui all'art. 1 L. 18/80; sicchè, esclusa la legittimazione passiva del Ministero del Tesoro, deve esaminarsi la questione se detta legittimazione spetti all'Inps ovvero alla Regione.
Al riguardo questo giudice ritiene che il disposto di cui all'art. 130 comma 3 debba correttamente interpretarsi nel senso di attribuire all'Inps la legittimazione passiva nelle controversie aventi ad oggetto le provvidenze in favore degli invalidi civili determinate con legge dello stato, ed in particolare, quella ex art. 1 L. 18/80 e di quelle ex artt. 12 e 13 L. 118/71; ed alle Regioni la legittimazione nelle controversie relative ai trattamenti in materia di assistenza sociale istituiti ex novo dalle Regioni stesse, in virtù delle potestà conferite espressamente dall'art. 130 comma 2 D.Lvo 112/98.
Non è condivisibile l'interpretazione sostenuta dall'Istituto secondo cui la legittimazione passiva spetterebbe in via esclusiva alle Regioni conformemente al tenore letterale dell'art. 130 comma 3 cit. - che testualmente reca "la legittimazione passiva spetta alle Regioni ove il procedimento abbia ad oggetto le provvidenze concesse dalle Regioni stesse" -e considerato che con DPCM 20.5.2000 la competenza concessoria delle provvidenze in favore degli invalidi civili è stata trasferita alle Regioni, in attuazione del D.Lvo 112/98 che appunto programmava detto trasferimento demandando l'esecuzione ad una norma secondaria successiva.
Detta interpretazione ripropone l'inconveniente di attribuire la legittimazione passiva in funzione della competenza amministrativa dell'ente; mentre è evidente che la ratio dell'art. 130 comma 3 - in virtù delle argomentazioni sopra esposte - è proprio quella di attribuire la legittimazione processuale prescindendo dalla potestà amministrativa e dunque dalla legittimazione sostanziale (recita infatti la norma "fermo il principio di separazione tra la fase dell'accertamento sanitario e quella di concessione ….").
Inoltre detta interpretazione ha l'effetto di escludere sostanzialmente la legittimazione passiva dell'Inps: non si comprende infatti quali possano essere "gli altri casi" in cui sarebbe legittimata l'Inps ai sensi della norma citata. Rilevato in fatti, che il trasferimento alle Regioni della potestà concessoria in materia di invalidi civili era stato infatti già previsto - in via programmatica - dal legislatore con il D.Lvo 112/98, si osserva che, laddove il legislatore avesse inteso attribuire la legittimazione passiva sulla scorta della potestà concessoria, l'avrebbe demandata in via esclusiva alle Regioni, senza alcun coinvolgimento dell'Inps.
Tale interpretazione, infine, avrebbe l'ulteriore inconveniente di discriminare (finanziariamente) le singole Regioni in funzione della quantità di contenzioso locale, considerato che l'attribuzione della legittimazione passiva comporta degli oneri in termini di risorse umane e finanziarie non indifferenti.
L'interpretazione che appare invece preferibile è quella di attribuire la legittimazione passiva all'Inps per le provvidenze di fonte statale ed alla Regione per quelle (eventualmente) istituite dai singoli enti, nell'ambito della loro autonomia.
Detta interpretazione ha il pregio di attribuire comunque un effetto al comma 3 art. 130 cit., laddove prevede la legittimazione dell'Inps "negli altri casi". Appare inoltre conforme alla ratio della normativa, chiaramente individuabile nell'esigenza di addossare sull'ente locale esclusivamente gli oneri conseguenti alla (eventuale) istituzione di neo-trattamenti (che quindi, conformemente al disposto di cui al comma 2, vengono adempiuti con "risorse proprie"), e di mantenere gli oneri inerenti alle provvidenze statali, istituite per tutto il territorio nazionale, attraverso il trasferimento delle relative risorse all'Inps (atteso il carattere nazionale dell'istituto stesso)
Né tale assetto normativo risulta modificato dalla legislazione successiva, considerato che sia l'art. 45 D.Lvo 30.3.99 n. 96 (che attribuisce le funzioni amministrative alle Regioni), sia il D.P.C.M. citato (26.5.2000), sia il successivo D.P.C.M. 13.11.2000 (che individua risorse umane e materiali da trasferire agli enti locali per l'esercizio delle funzioni amministrative), sia infine l'art. 80 L. 23.12.2000 n. 388 (in materia di potestà concessorie di benefici assistenziali), disciplinano esclusivamente le funzioni amministrative senza nulla innovare sul piano processuale.
Lo stesso dicasi con riferimento alla convenzione stipulata tra la Regione Calabria e l'Inps in data 28.12.2001 (e di cui al rep. n. 1438), per effetto della quale, "considerato che nelle osservazioni formulate dal Governo in merito alla L.R. 19.10.2001 n. 20, che aveva attribuito la legittimazione passiva all'Inps per i nuovi trattamenti economici a favore degli invalidi civili, è espressamente previsto che la delega sulla legittimazione passiva presuppone l'accordo dell'Inps (soggetto delegato) e che l'istituto ha al riguardo evidenziato di non poter sostenere il carico economico derivante dalla trattazione del contenzioso giudiziale con i propri legali, in attesa di un congruo trasferimento di risorse all'Inps che consenta un'aggiuntiva eventuale convenzione in tema di legittimazione passiva, la stessa rimane attribuita alla Regione Calabria, la quale si avvarrà della propria Avvocatura".
Tale normativa infatti (e cioè sia la L.R. 19.10.2001 n. 20 e la convenzione del 28.12.2001) attiene alla legittimazione passiva nei giudizi aventi ad oggetto "i nuovi trattamenti in favore degli invalidi civili" istituibili dalla Regione, ai sensi dell'art. 130 comma 2 D.Lvo 112/98 e, dunque, a quei trattamenti di natura regionale (e non statale) in relazione ai quali l'art. 130 comma 3 D.Lvo cit., nell'interpretazione sopra esposta, già attribuisce la legittimazione passiva alla Regione. Sicchè nessun rilievo può attribuirsi a detta normativa in relazione al presente giudizio e, più genericamente, alle controversie relative alle provvidenze (nazionali) in favore degli invalidi civili per i quali unico legittimato passivo è l'Inps.
 
Deve infine disattendersi l'eccezione di improcedibilità del presente giudizio, ai sensi dell'art. 443 c.p.c., risultando agli atti che il ricorrente ha proposto ricorso amministrativo avverso il verbale di visita della commissione medica di prima istanza.
 
Quanto al merito, il ricorso va accolto nei limiti di cui in motivazione.
Parte ricorrente assume il diritto a percepire l'indennità di accompagnamento essendo affetto da grave linfoma che lo costringe a lunghi cicli di terapia chemioterapica.
In particolare dalla documentazione in atti emerge che il ricorrente è stato sottoposto a tre cicli continuativi di terapia chemioterapica dal 1.3.99 al 31.12.99.; risulta altresì che anche nel corso del 2001 il ricorrente è stato sottoposto ad altri due cicli di chemioterapia e trapianto del midollo (si veda la relazione del Centro Trapianti di Reggio Calabria a firma Dott. Irrera).
Emerge altresì che detti trattamenti sono stati effettuati in regime di day hospital.
Ciò posto, il ctu ha accertato che la parte ricorrente è affetta dalle infermità - elencate nella relazione, qui da intendersi integralmente trascritta - che hanno escluso in modo completo la capacità di lavoro, sicchè lo stesso presenta un'inabilità lavorativa pari al 100%; il ctu ha inoltre evidenziato l'assenza di elementi obiettivi atti a desumere la perdita totale di autonomia in capo al ricorrente. E tuttavia, il ctu conclude affermando la sussistenza del diritto alla provvidenza richiesta sulla scorta del principio, asseritamente desunto da Cass. 1705/99 che avrebbe stabilito il diritto alla provvidenza nel caso di frequentazione continuativa di centri ospedalieri.
Invero il principio di diritto affermato dalla S.C. nella sentenza sopra citata attiene non già all'indennità di accompagnamento, bensì all'indennità di frequenza riservata ai minori di anni 18 che presentano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età, e che frequentino continuativamente o periodicamente centri ambulatoriali specializzati nel trattamento terapeutico e riabilitativo nel recupero di portatori di handicap. Con la pronuncia citata la S.C. aveva affermato il principio per cui la "persistenza" delle "difficoltà" non è incompatibile con una malattia limitata nel tempo quanto alla durata.
Detta pronuncia non appare pertanto applicabile al caso di specie.
Il presupposto medico-legale dell'indennità di accompagnamento è differente rispetto a quello di cui alla L. 289/90, presupponendo l'incapacità a deambulare autonomamente ovvero a compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita.
Tale intervento assistenziale non e' indirizzato al sostentamento dei soggetti minorati nelle loro capacita' di lavoro ma e' configurabile come misura di integrazione e sostegno del nucleo familiare, incoraggiato a farsi carico di tali soggetti, evitando cosi' il ricovero in istituti di cura e assistenza, con conseguente diminuzione della relativa spesa sociale.
Detto beneficio inoltre, come si desume da C. Cost. 183/91, è frazionabile in relazione ai periodi di mancato ricovero.
Ciò posto, rilevato che i trattamenti chemioterapici sono stati eseguiti in regime di day hospital, notorio che tale terapia, pur non escludendo di per sé la capacità di deambulare, comporta effetti collaterali immediati (se pure limitati alla fase della terapia stessa), quali enorme debolezza e, più genericamente, gravissimi disagi che determinano - normalmente - la necessità di assistenza per il compimento degli atti ordinari di vita, deve riconoscersi il diritto del ricorrente alla provvidenza richiesta limitatamente ai periodi in cui sono stati effettuati i cicli chemioterapici.
Deve pertanto essere accolta la domanda del ricorrente limitatamente al periodo dal 1.3.99 al 31.12.99 nonché ai due cicli di trattamento eseguiti nel 2001, oltre interessi legali decorrenti dal 121° giorno dalla presentazione della domanda amministrativa al saldo.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano - in considerazione della questione trattata e del valore della causa - in Euro 510,00 (di cui Euro 350,00 per diritti ed il residuo per onorari) oltre C.P.A. ed I.V.A. se dovuta, da distrarsi in favore del procuratore costituito, ai sensi dell'art. 93 c.p.c..
Le spese di consulenza devono essere poste definitivamente a carico dell'Inps e vengono liquidate in favore del CTU come da separato decreto, in atti.
 
P.Q.M.

Condanna l'Inps al pagamento, in favore della parte ricorrente, dell'indennità di accompagnamento per il periodo dal 1.3.99 al 31.12.99, nonché per tutta la durata dei trattamenti chemioterapici eseguiti nel corso del 2001;
condanna l'Inps alla rifusione in favore del ricorrente delle spese di lite liquidate in Euro 510,00 oltre C.P.A. ed I.V.A. se dovuta, da distrarsi in favore del procuratore costituito ai sensi dell'art. 93 c.p.c.;
pone definitivamente a carico dell'Inps le spese di consulenza tecnica liquidate come da separato decreto;
Dichiara il difetto di legittimazione passiva della Regione Calabria.
Crotone 4.10.2002
Il G.L.
Dott.ssa Francesca Romana Pucci
 
(X) si tratta della prima pronuncia in Calabria dopo l'intervento della L.R. 19.10.2001 n. 20 e della convenzione tra Regione e Inps del 28.12.2001; affronta anche, seppure incidentalmente, la questione circa l'inammissibilità dei giudizi di mero accertamento dello stato invalidante (che recentemente S.C. 12681/2002, mutando indirizzo, ha appunto affermato).
 

Novità_nursing_up

CORSI FAD

Ultime Notizie

Convenzioni

Chi è online

 74 visitatori online