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Al “barelliere” non spetta l’indennità infermieristica - Tribunale di Cassino

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Il fatto

Un dipendente dell'ASL, transitato alle dipendenze della ARES 118, in servizio presso la Postazione Ambulanze dell’Ospedale, in qualità di ausiliario specializzato dei servizi sanitari di Cat. A 3 CCNL Comparto Sanità, con mansioni di barelliere, si è rivolto al Tribunale chiedendo che fosse accertato il proprio diritto a percepire l'indennità riconosciuta dall'art. 44, comma 6, lett. a), b) e c) CCNL Comparto Sanità (indennità infermieristica), per i servizi di terapia intensiva e/o subintensiva, nonché per il rischio infettivo e l'indennità di rischio radiologico, con conseguente condanna dell'Azienda a corrispondergli le somme dovute anche in relazione al numero di presenze rilevate dai tabulati di servizio.

Profili giuridici

Il giudice ha precisato che alla stregua dell'attuale disciplina contrattuale le indennità in questione competono, appunto, al personale infermieristico e sono collegate all'effettivo svolgimento di attività particolarmente disagiate ovvero pericolose o dannose per la salute. La circostanza quindi che la parte ricorrente non solo non possegga la necessaria qualifica professionale di infermiere, ma neppure sia assegnato ad un reparto di malattie infettive, rende ancor più evidente l'infondatezza della pretesa.

[Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net]


Cassino Sez. lavoro, Sent., 08-04-2013

Svolgimento del processo

Con ricorso depositato in data 11/12/2009, (...), dipendente dell'Azienda USL di Frosinone sino al 31.12.2004 e poi transitato dal 1. 1.2005 alle dipendenze della ARES 118, in servizio presso la Postazione Ambulanze del P.O. di Cassino, in qualità di ausiliario specializzato dei servizi sanitari di Cat. A 3 CCNL Comparto Sanità, con mansioni di barelliere, si rivolgeva al Tribunale di Cassino - Giudice del Lavoro, chiedendo che fosse accertato e dichiarato il proprio diritto a percepire l'indennità riconosciuta dall'art. 44, comma 6, lett. a), b) e c) CCNL Comparto Sanità, per i servizi di terapia intensiva e/o subintensiva, nonché per il rischio infettivo e l'indennità riconosciuto dall'art. 5, per il rischio radiologico, con conseguente condanna dell'Azienda convenuta a corrispondergli la somma dovutagli, per tali titoli, in relazione al numero di presenze rilevate dai tabulati relativi alla presenza in servizio, oltre rivalutazione ed interessi. Il tutto con vittoria di spese.

Si costituivano in giudizio l'Azienda USL di Frosinone e l'Azienda ARES 118, contestando la fondatezza del ricorso e chiedendone pertanto il rigetto.

All'udienza del 8.1.2013, il Giudice, udita la discussione orale delle parti, decideva come da dispositivo in calce, letto in aula.

Motivi della decisione

Il ricorso non merita di essere accolto.

Ai sensi dell'art. 44, comma 6, CCNL Comparto Sanità (sottoscritto il 1.9.1995), "al personale infermieristico competono le seguenti indennità per ogni giornata di effettivo servizio prestato: a) nelle terapie intensive e nelle sale operatorie: L. 8.000; b) nelle terapie sub-intensive individuate ai sensi delle disposizioni regionali e nei servizi di nefrologia e dialisi: L. 8.000; c) nei servizi di malattie infettive: L. 10.000"; indennità, queste, poi tutte confermate nei CCNL successivi, nei quali ci si è limitati ad adeguarne l'importo.

Tale disposizione contrattuale ha recepito quanto già previsto dall'art. 49, commi 5 e 6 , D.P.R. n. 384 del 1990, che prevedeva ("per le giornale di effettivo servizio prestate") l'erogazione di una indennità giornaliera (,cd. indennità della professione infermieristica) in favore del personale infermieristico, "operante nelle terapie intensive, sub intensive, nelle sale operatorie e nei servizi di nefrologia e dialisi", oltre che nei "servizi di malattie infettive", con la specifica finalità, quanto al predetto personale infermieristico, di "valorizzazione dell'attività professionale adeguata alle esigenze di una crescente responsabilità, per qualificare l'assistenza sanitaria secondo le linee dell'ordinamento comunitario" (v. art. 8, comma 6, D.P.R. n. 384 del 1990 cit.).

Sotto la vigenza di tali disposizioni, non era pertanto in dubbio che le indennità in questione competessero al solo personale infermieristico specificamente individuato con carattere di tassatività (v. Cons. St. 1987/2004; Cons. St. 1840/1999), in ragione della specifica attività infermieristica svolta, con esclusione dunque dell'attribuzione delle relative voci accessorie di retribuzione a diversi profili professionali o in relazione a diverse attività professionali.

Tale conclusione deve ritenersi confermata anche alla stregua dell'attuale disciplina contrattuale, laddove le indennità in questione "competono" appunto "al personale infermieristico" e sono collegate "all'effettivo svolgimento di attività particolarmente disagiate obiettivamente ovvero pericolose o dannose per la salute" (v. art. 45 D.Lgs. n. 165 del 2001), essendo invece rimessa alla "contrattazione decentrata" e "nei limiti della disponibilità del fondo di cui all'art. 43, comma 2, punto 2)", la possibilità di individuare, "nei servizi" indicati "nel comma 6", "altri operatori del ruolo sanitario, ai quali corrispondere l'indennità giornaliera prevista dal medesimo comma, limitatamente ai giorni in cui abbiano prestalo un intero turno lavorativo nei servizi di riferimento" (v. art. 44, comma 9, CCNL cit.).

La previsione della possibilità di ampliare, in sede di contrattazione decentrala, la platea delle professionalità destinatarie delle prestazioni economiche accessorie in questione, rende quindi evidente che, in difetto di tale pattuizione in sede di contrattazione aziendale, non vi siano margini per il riconoscimento delle predette indennità a personale avente diverso profilo professionale rispetto a quello infermieristico, per l'effetto del mero svolgimento di date prestazioni professionali, comunque solo parzialmente omologabili a quelle rese dagli infermieri stabilmente assegnati ai servizi elencati nelle norme contrattuali sopra richiamate.

Già sulla base di tali considerazioni il ricorso in esame può dunque essere rigettato. A ciò deve aggiungersi che la Corte di Cassazione, con sentenza n. 9248 del 9.4.2008, pronunciandosi in sede di gravame avverso sentenza del Tribunale di Brescia, emessa ai sensi dell'art. 420 bis c.p.c. (e dell'art. 64, 3 comma, D.Lgs. n. 165 del 2001), ha ritenuto che il termine "servizio", utilizzato dal citato art. CCNL Comparto Sanità, vada interpretato come riferimento "alle articolazioni del servizio sanitario denominabili in modo diverso: divisione, reparto, dipartimento", concludendo, quindi, che "l'art. 44, comma 6, lett. c).. (debba) essere interpretato nel senso che l'indennità ivi prevista spetta esclusivamente al personale infermieristico operante nelle strutture qualificate come Servizi di malattie infettive o equipollenti" ovvero, in altre parole, nei reparti di malattie infettive.

La circostanza quindi che la parte ricorrente non solo non possegga la necessaria qualifica professionale di infermiere, ma neppure sia assegnato ad un reparto di malattie infettive, rende ancor più evidente l'infondatezza della pretesa attorea.

In relazione all'indennità di terapia intensiva o sub intensiva, deve poi rilevarsi che, anche volendo accedere all'interpretazione della disposizione contrattuale, secondo cui la predetta indennità competa non solo a personale (infermieristico) stabilmente adibito a strutture riservate esclusivamente all'attività di terapia intensiva o sub-intensiva, ma anche a personale che abbia prestato servizio in un reparto o divisione specialistica di un Presidio Ospedaliero, in cui, in maniera continuativa e sistematica, sia chiamato a svolgere attività di terapia intensiva o sub-intensiva (si vedano le sentenze non definitive adottate da questo Tribunale in data 16.9.2011, passate in giudicato), nel caso in esame, fatti salvi tutti i rilievi in ordine al difetto del necessario profilo professionale infermieristico, mancherebbe in ogni caso la prova della suddetta adibizione, in maniera continuativa e sistematica, al l'attività di terapia intensiva o sub-intensiva, posto che la parte ricorrente, in qualità di ausiliario addetto alla ambulanze (cd. barelliere) ha svolto, in maniera peraltro occasionale (come confermato dalla prova per testi parzialemente effettuata e dai dati statistici allegati dalle resistenti in ordine ai cd. codici rossi), attività di mero supporto agli interventi rianimatori eventualmente effettuati dal personale infermieristico presente sulle ambulanze.

Sulla base di tali argomentazioni, deve quindi rigettarsi la richiesta avente ad oggetto il riconoscimento delle indennità di cui all'art. 44 CCNL comparto sanità.

Analogamente infondata è poi la richiesta di pagamento dell'indennità di rischio radiologico.

L'art. 5 CCNL comparto sanità prevede: "1. L'indennità di rischio radiologico spettante ai tecnici sanitari di radiologia medica - ai sensi dell'art. 54 del D.P.R. n. 384 del 1990 (sulla base della L. 28 marzo 1968, n. 416, come modificata dalla L. 27 ottobre 1988, n. 460) e confermata dall'art. 4 del CCNL II biennio parte economica 1996 - 1997 del 27 giugno 1996 - a decorrere dall'entrata in vigore del presente contratto è denominata indennità professionale specifica ed è corrisposta al medesimo personale, per 12 mensilità, nella stessa misura di L. 200.000 mensili lorde. 2. Il valore complessivo degli importi della indennità professionale di cui al comma 1 spettante al personale interessato è trasferito dal fondo di cui all'art. 38, comma 1, al fondo dell'art. 39 del CCNL 7 aprile 1999. 3. Al personale diverso dai tecnici sanitari di radiologia medica esposto in modo permanente al rischio radiologico, per tutta la durata del periodo di esposizione, l'indennità continua ad essere corrisposta sotto forma di rischio radiologico nella misura di cui al comma I. L'ammontare delle indennità corrisposte al personale del presente comma rimane assegnato al fondo dell'art. 38, comma I del CCNL 7 aprile 1999. 4. L'accertamento delle condizioni (...)bientali, che caratterizzano le ''zone controllate", deve avvenire ai sensi e con gli organismi e commissioni operanti a tal fine nelle sedi aziendali in base alle vigenti disposi/ioni. Le visite mediche periodiche del personale esposto il rischio delle radiazioni avvengono con cadenza semestrale. 5. Gli esiti dell'accertamento di cui al comma 4 ai fini della corresponsione dell'indennità sono oggetto di informazione alle organizzazioni sindacali ammesse alla trattativa integrativa, ai sensi dell'art. 6, comma 1 lettera a) del CCNL 7 aprile 1999. 6. Al personale dei commi I e 3, competono 15 giorni di ferie aggiuntive da fruirsi in una unica soluzione. 7. L'indennità di cui ai commi 1 e 3, alla cui corresponsione si provvede con i fondi ivi citati deve essere pagata in concomitanza con lo stipendio, non è cumulabile con l'indennità di cui al D.P.R. 5 maggio 1975, n. 146 e con altre eventualmente previste a titolo di lavoro nocivo o rischioso. E', peraltro, cumulabile con l'indennità di profilassi antitubercolare confermata dall'art. 44, comma 2, secondo alinea, del CCNL del 1 settembre 1995".

La normativa contrattuale richiamata nessun riferimento contiene, dunque, ai lavoratori esposti "in modo discontinuo, temporaneo o a rotazione" al rischi radiologico, riconoscendo, invece, l'indennità in questione esclusivamente "ai tecnici sanitari di radiologia" ovvero al "personale diverso dai tecnici sanitari di radiologia medica esposto in modo permanente al rischio radiologico", in quanto addetto alle cd. "zone controllate" ovvero a luoghi in cui esiste una sorgente di radiazioni ionizzanti ed in cui le persone esposte possono ricevere una dose di radiazioni superiore a 1,5 rem all'anno (v. art. 9, lett. e, D.P.R. n. 185 del 1964).

E' evidente, dunque, che l'art. 1, comma 3, della L. La L. n. 460 del 1988, che prevedeva l'indennità di rischio radiologico anche per il personale esposto a detto rischio in modo discontinuo, a seguito dell'adozione del richiamato CCNL, ha cessato di avere ogni efficacia.

Considerato, quindi, che la parte ricorrente, ausiliario/barelliere, in servizio sulle autoambulanze, riconosce di non essere esposto in modo permanente a rischio radiologico e neppure allega di operare in zone controllate ovvero di essere di tatto esposto ad una dose annuale di radiazioni superiore alla misura massima stabilita dalla legge, non può che concludersi per il rigetto anche dell'ulteriore domanda in esame.

Ricorrono giusti motivi, legati alla ricorrenza di difformi orientamenti giurisprudenziali, per disporre l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando, così provvede:

1. rigetta il ricorso;

2. compensa integralmente tra le parti le spese di lite.

Così deciso in Cassino, il 8 aprile 2013.

Depositata in Cancelleria il 8 aprile 2013.

 

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