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Tavolo di concertazione con le Organizzazioni Sindacali- c/o la Regione Lazio

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Al Presidente della GiuntaRegionale del LazioOn. Piero Marrazzo  Illustrissimo Vice PresidenteCommissione della Giunta  Regionale del LazioSen. Esterino Montino Ufficio Rapporti Istituzionali del Vice Presidente

Oggetto: Tavolo di concertazione con le Organizzazioni Sindacali. Premessa: La scrivente Organizzazione Sindacale rappresentativa degli Infermieri a livello Nazionale, lusingata di partecipare all'incontro di cui all'oggetto, non nasconde un certo sconcerto nel vedersi allo stesso tavolo con le OO.SS. "autonome" della dirigenza medica, con i quali non abbiamo interessi in comune, siamo quindi sicuri di provvedimenti diversi per il prossimo futuro, come già accennato verbalmente.Medici ed Infermieri pur essendo entrambi professionisti della sanità, non si identificano né sul piano professionale, né purtroppo su quello contrattuale. Il cambiamento del concetto di assistenza, di cui ci siamo fatti interpreti, e gli sforzi compiuti dalla nostra categoria per affrontare, da sola, una situazione di grave carenza organica ed organizzativa, testimoniano ogni giorno, anche nell'ambito dello svolgimento del nostro mandato professionale, che non esiste alcuna convergenza tra le due professioni ed in particolare non esiste sul concetto di Sanità Pubblica.Sul versante contrattuale essi sono collocati nella "dirigenza medica"  mentre noi Infermieri, pur avendo richiesto da anni un'area di contrattazione autonoma, come previsto dalla Costituzione Italiana, siamo ancora relegati ad un "comparto" composto da una varietà di operatori che poco o nulla hanno a che fare con le Scienze Infermieristiche e con le responsabilità deontologiche e giuridiche degli Infermieri.Sul piano delle nostre rivendicazioni professionali noi facciamo riferimento ad una organizzazione sanitaria ospedaliera e territoriale non imperniata su un'eccessiva centralità del medico, ma orientata alla centralità della persona assistita, con i suoi bisogni e il suo diritto di poter godere di una attenzione sociale e sanitaria fondata sul contributo di una moltitudine di professionalità, tra cui quella infermieristica che attualmente risulta essere la meno corposa e la più "spremuta"!Abbiamo più volte, in tempi e in diverse forme fatto conoscere alle Autorità politiche dei Governi a livello Statale e Regionale il nostro pensiero circa gli sprechi derivanti dalla realizzazione di Unità Operative poste in essere per interessi diversi da quelli derivanti dai bisogni di cura e di assistenza dei cittadini, ma molto utili per nominare dirigenti “inutili”, amici di qualche politico poco responsabile. Abbiamo assistito inerti, ma denunciandola, ad una sorta di frammentazione e lottizzazione delle Strutture Ospedaliere Pubbliche. Intorno al proliferare di queste Unità Operative roteano acquisti di presidi, apparecchiature, risorse umane distratte da altri reparti, magari fondamentali per la salute e la sicurezza dei pazienti ricoverati e senza sconfinare in esempi negativi come quello abruzzese, è sufficiente soffermarsi su elementi quali il rapporto tra domanda e offerta dei servizi, non prescindendo ovviamente dall'aspetto rappresentato dalle priorità sanitarie, per capire come molte risorse possano venire “sprecate”.  -Abbiamo denunciato gli sprechi derivanti dall’abuso di consulenze e dalla loro eccessiva ed ingiustificabile onerosità. -Abbiamo chiesto di investire sugli Infermieri, risorsa sanitaria strategicamente e universalmente riconosciuta (eccetto che in Italia),  per garantire ai Cittadini standard assistenziali, di sicurezza e di qualità vicini a quelli a quelli europei, offrendo nel contempo la possibilità di ridurre i costi delle ospedalizzazioni.

Le centinaia di studi autorevoli a livello mondiale ci dicono che nella valutazione dello stato di salute di una popolazione a fare la differenza è il numero degli Infermieri.  Esiste una correlazione diretta tra il numero più alto di Infermieri con elevati livelli di competenza e di specializzazione e la riduzione delle mortalità dei ricoverati e della durata delle degenze.

E’ anche facile da capire, purchè ci si sia la volontà di farlo, che la diretta conseguenza della carenza organica infermieristica è una minore disponibilità di tempo e cure da dedicare a chi dovremmo assistere a tempo pieno, che si traduce, in più mortalità, più infezioni, più giornate di degenza, maggiore consumo dei farmaci, maggiore insoddisfazione dell’utenza, del personale di assistenza e soprattutto maggior assorbimento di risorse economiche pubbliche. Nel 1995 i decessi evitabili sono stati 85 mila: nel 1998 sono stati 80 mila. Su 8 milioni di ricoveri all’anno, 320.000 persone escono dall’ospedale con danni o malattie derivanti da errori terapeutici o da disservizi ospedalieri. I decessi sono stimati in circa 30-35mila l’anno (Rapporto di ricerca relativo ad uno studio qualitativo multicentrico sui “near messes” – Collegio IPASVI di Roma - 2008).Investendo sugli Infermieri, esattamente come hanno fatto e stanno facendo i Paesi “Civili” che non si arroccano su posizioni difensive degli  storici privilegi delle caste, si determinerebbe un considerevole risparmio, sia in termini di vite salvate, sia in termini economici.

Anche l’OMS ha divulgato un documento in cui si evince che un numero insufficiente di Infermieri porta all’incremento degli eventi avversi, della morbilità e della mortalità, ma in Italia e quindi anche nella Regione Lazio, quando si tratta di Infermieri si fa finta di non sentire!

 Relazione di merito : Oggi prendiamo atto, attraverso la brillante e dettagliata relazione del Vice Presidente della Giunta Regionale (Dott. Montino) di quelli che saranno gli effetti dei 27 provvedimenti in materia di sanità della Regione Lazio.   Acquisiamo il dato che la Regione Lazio, sulla scia dell’atteggiamento che il Governo Centrale ha avuto nei Suoi confronti, priva  le OO.SS.  di un confronto preventivo in merito, limitandosi ad una convocazione delle stesse solo dopo aver emanato i provvedimenti.Tutto ciò, sia pure in parte comprensibile per le pressioni che il Governo, con le sue smanie efficientistiche, ma al tempo stesso superficiali e riduzionistiche in materia di sanità, sta esercitando sull’attuale Presidenza della Regione Lazio, non trova comunque una sufficiente giustificazione su parte importante dei contenuti dei decreti regionali.La nostra Organizzazione Sindacale nutre una enorme preoccupazione circa il provvedimento relativo al taglio degli 876 posti letto del settore pubblico derivanti dal “Decreto di Riassestamento della Rete Ospedaliera Regionale” (n.U0013 del 05/09/08) che, sommati a quelli già sottratti con provvedimenti precedenti di questo stesso Governo Regionale, priveranno i Cittadini del Lazio, in particolare gli Utenti della capitale, dell’unica decorosa risposta attualmente in campo nell’Organizzazione Sanitaria della Regione.Siamo convinti della necessità di dover ottimizzare l’impiego delle risorse, di quella di rispondere alle mutate esigenze  di cura e di assistenza dei Cittadini e rendere più snelle ed efficienti le Strutture Ospedaliere e la Rete dei Servizi Ambulatoriali, ma prima di dar vita ad un provvedimento così drastico, sia pure scaturente da una cogente situazione di bilancio, occorre primariamente creare i necessari presupposti.Se oggi la rete ospedaliera  laziale si presenta sovradimensionata  o maldistribuita è altrettanto vero che quella territoriale  risulta completamente sprovvista di una risposta assistenziale, di cura e di “presa in carico”,  a livello domiciliare.La riconversione dei presidi pubblici considerati “inidonei” a favore delle strutture territoriali c.d. intermedie non è sufficiente, se non accompagnata da una risposta di assistenza domiciliare che sia in grado di produrre  effetti incentivanti rispetto alle deospedalizzazioni. Ci preme far presente che al momento, in seguito al taglio dei posti letto già avvenuto in alcuni Ospedali romani, i Cittadini che si recano presso i Pronto Soccorso degli stessi, considerato il copioso numero degli accessi ( anche impropri), stazionano, sovente, su di una barella anche per più di 24 ore prima di essere trattati.Tutto questo aggrava e quindi aggraverà maggiormente le “disperate” condizioni di lavoro dei nostri colleghi e di sicurezza dei Cittadini.Non si può sfrattare qualcuno se prima non si è trovato un alloggio alternativo, poiché  quel qualcuno è destinato a diventare un senza tetto.Un utilizzo appropriato degli Ospedali per acuti da parte dell’Utenza, passa anche attraverso un’opera di Educazione Sanitaria, Terapeutica e di Prevenzione da mettere in campo non solo in ambiti “residenziali”, ma anche e soprattutto mediante l’attuazione di interventi appropriati a livello domiciliare.L’attivazione del Punto Unico di Accesso Integrato in ciascun distretto socio-sanitario  e l’introduzione sperimentale dell’Infermiere di Comunità e della Funzione di Case Management è ottima cosa, ma il problema più grande resta purtroppo la carenza organica degli Infermieri. In rari esempi laziali, nello strutturarsi di delibere raramente vengono consultate le organizzazioni infermieristiche. Nella Regione Lazio, secondo gli studi delle organizzazioni ordinistiche della categoria (Collegio IPASVI), ma anche di altre autorevoli organizzazioni nazionali ed europee, mancano all’appello circa 4000 Infermieri.Ovviamente queste stime considerano solo la carenza organica all’interno della rete ospedaliera.Alla luce di queste considerazioni è inaccettabile un “ulteriore blocco del turnover” relativo al personale infermieristico e naturalmente è impensabile che gli Infermieri recuperati in seguito alla “chiusura” del San Giacomo e dal taglio generalizzato dei posti letto nelle altre strutture interessate dal Decreto U0013 del 05/09/08, possano colmare il fabbisogno infermieristico intraospedaliero della Regione Lazio.Ribadiamo che nel Lazio, come del resto anche in altre regioni, abbiamo un rapporto numerico Infermiere/1000 Abitanti che è circa la metà di quello fissato dall’Unione Europea  (Italia < 5 Infermieri / 1000 Abitanti . U.E. 9 Infermieri /1000 Abitanti).Per questo motivo il Decreto U0002 del 02/09/08 acuendo tale situazione organica, non favorisce e non favorirà il Piano di Rientro, ma al contrario, come accennato nella premessa di questa relazione, si tradurrà in un aumento dei costi.Relativamente al taglio dei posti letto nel settore privato, esprimiamo almeno due perplessità:1)La reale efficacia del provvedimento nel caso di ricorso per vie legali da parte delle strutture interessate. In questo caso infatti si prolungherebbe il tempo di effettiva attuazione del provvedimento per i privati. Così a perdere i posti letto sarà di fatto solo il settore pubblico.2)L’impatto occupazionale dei nostri colleghi del settore privato . In presenza di un decreto che blocca le assunzioni ci distingueremo ancora una volta come il Paese  che per eccellenza è capace di generare dei paradossi. Non solo siamo la Nazione con il più alto numero di medici  in assoluto e con un rapporto numerico Infermieri/Medici invertito, ma saremo anche lo Stato con il minor numero di Infermieri in rapporto ai Cittadini e nello stesso tempo con il maggior numero di Infermieri disoccupati. Per quanto sopra esposto la scrivente Organizzazione Sindacale CHIEDE: -          Di partecipare ai lavori ”dell’osservatorio per la mobilità del personale”-          Che la “ridistribuzione” del personale infermieristico del San Giacomo avvenga prioritariamente attraverso la valutazione delle “desiderate” espresse dallo stesso personale.-          Che venga garantito al personale di cui al punto precedente di conservare, nella Azienda cui verrà assegnato, la stessa anzianità posseduta al San Giacomo, parimenti al personale presente nell’azienda ospedaliera accogliente, ai fini di eventuali passaggi orizzontali, diagonali e verticali previsti dal CCNL.-          La concessione di deroghe al blocco del turnover per il personale infermieristico al fine di riequilibrare il rapporto numerico tra Medici e Infermieri nelle strutture ospedaliere e sul territorio.-          Il potenziamento della risposta assistenziale sul territorio attraverso l’istituzione dell’Infermiere di famiglia e non solo quale risorsa capace di progettare e attuare interventi assistenziali di educazione, prevenzione, riabilitazione e di sostegno, garantendo la continuità assistenziale (Conferenza Europea sul Nursing  - Vienna 1988). Conclusioni: La scrivente Organizzazione  Sindacale ritiene che l’intera “manovra” realizzata attraverso i Decreti Regionali favorisca nel complesso la Sanità Privata e penalizzi quella Pubblica.I posti letto sottratti alle Case di Cura Private, in buona parte, vengono riconvertiti  e recuperati attraverso le RSA e i Centri di Riabilitazione che sostanzialmente sono nelle mani dei privati.La sanità Pubblica perde circa un migliaio di posti letto e non vede un reale potenziamento del territorio.

Inoltre va tenuto a mente che il Pubblico e il Privato si muovono e agiscono differentemente: il primo è orientato al bene pubblico, il secondo all’interesse privato e al profitto.

La sanità pubblica non può scegliersi i pazienti ed è costretta a degenze brevi per limitare i costi; il privato fa esattamente il contrario, si sceglie i pazienti e allunga le degenze, anche artificiosamente, per incrementare il profitto.

Si denota una totale assenza di volontà di riorganizzare gli Ospedali nei loro modelli organizzativi e nelle “dotazioni organiche”. Gli Infermieri sono sempre di meno mentre i Medici, in molti casi, sono più dei posti letto.

Non si riorganizza efficacemente il territorio per l’evidente timore di contrariare il volere dei c.d. “mandarini della medicina”, diffidenti verso la figura dell’Infermiere di famiglia per l’alta autonomia che la caratterizza, nonostante tale autonomia sia supportata quadri legislativi molto chiari.

Siamo convinti che si tratti solo di provvedimenti “fumosi” che di fatto non scioglieranno i veri nodi della “questione sanitaria” regionale che e quindi di quella Italiana.

Sono anni che sentiamo parlare di riorganizzazione sanitaria, è un argomento molto noto durante le campagne elettorali, al termine delle quali si affronta il problema della sanità senza definire realmente il problema. I processi di soluzione dei problemi dovrebbero essere organizzati secondo tecniche di project management,  Benché i dati dei problemi siano ben noti, la vera soluzione tarda ad essere proposta?!! Quali sono i vincoli che inibiscono certe soluzioni???  In genere gli effetti vengono descritti all’opinione pubblica come cause, invocando, quindi, agli effetti senza studiarne le cause!  

Chi come noi infermieri lavora a contatto con l’utente si sente un: “leone gestito da agnelli!”  Leone perché siamo noi infermieri, prima ancora dei medici a dover affrontare i cittadini,  popolazione irritata per la carenza dei servizi che avrebbero voluto, come in altri paesi europei! Agnelli sono i nostri dirigenti, i nostri politici che nonostante abbiano scelto il loro compito, raramente ci sollevano da “certe” incombenze, anzi davanti all’opinione pubblica ci colpevolizzano delle carenze che come è noto non dipendono da noi infermieri!

In conclusione si chiede una revisione dell’organizzazione sanitaria Laziale ma, che prenda ad esempio modelli sanitari europei, già testati! L’assistenza sanitaria se ben “organizzata” non costituisce solo un costo,  ma, anche un rientro economico!! ….e può essere il fiore all’occhiello del politico illuminato che se ne è fatto latore!

 

Datata Settembre '08                  

                                                                                   		    La Consigliere Regionale
                                                                  Nursing Up Lazio 
                                                                  Laura Rita Santoro
 
                                                                  Coordinamento Regione Lazio
                                                                  Mauro Carboni  (Capo del  gruppo)                                                                                                                                       Sergio Di Cello
                                                                  Calogero Di Marco
                                                                  Paolo Pompei
                                                                                                                                
                                                                  

                                                       

                                                                                                             

 

 

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