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Nursingup Lazio

Nov30

Violazioni in materia di riposo giornaliero e settimanale

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Gent.li Colleghi,

in questi giorni di marasma a proposito delle ore di lavoro, ho sentito varie versioni, più o meno accettabili. Essendo un sindacato di contenuti, piuttosto che altro...

Abbiamo pensato di fornire a tutti i colleghi il documento originale del Ministero. Riteniamo sia da preferire a qualsiasi interpretazione! Il documento sotto è copiato per intero, parola per parola. Qual'ora vi fosse necessario potete, attraverso il link, impostato sotto, scaricare l'intero documento.

Cordialmente

Laura Rita Santoro

  

 


  

Art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 – violazioni in materia di riposo giornaliero e settimanale e applicabilità del cumulo giuridico di cui all’art. 8, comma 1, L. n. 689/1981.

La Confindustria ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere di questa Direzione in merito alla possibilità di applicare alle violazioni riguardanti la disciplina del riposo giornaliero e settimanale contenuta nel D.Lgs. n. 66/2003 (http://www.nursingup.lazio.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1235:aspetti-dellorganizzazione-dellorario-di-lavoro&catid=59:normative&Itemid=99) , le disposizioni dell’art. 8, comma 1, L. n. 689/1981.

Precisa l’interpellante che la disciplina del cumulo giuridico delle sanzioni di cui all’art. 8 citato, potrebbe essere applicata tutte le volte in cui la violazione delle predette disposizioni sia conseguenza di una unica azione od omissione quale, ad esempio, un ordine di servizio proveniente dal datore di lavoro che abbia richiesto a più lavoratori, per uno stesso giorno, un prolungamento della prestazione lavorativa tale da violare il loro diritto al riposo giornaliero.

Aggiunge l’interpellante che, aderendo a tale impostazione, si potrebbe concretizzare la  fattispecie, indicata da questo Ministero con circ. n. 8/2005 al punto 15 in base alla quale “(…) in tali ipotesi, vadano applicate tante sanzioni quanti sono i lavoratori interessati ed i riposi giornalieri o settimanali non fruiti, fermo restando quanto stabilito dall’art. 8, comma 1, L. n. 689 del 1981”. 

Al riguardo si rappresenta quanto segue.

La disciplina del riposo giornaliero e settimanale, contenuta nel D.Lgs. n. 66/2003 (come modificato dal D.L. n. 112/2008, conv. da L. n. 133/2008), artt. 7 e 9, è formulata in modo tale da fare riferimento al singolo lavoratore. Egualmente l’apparato sanzionatorio previsto nell’art. 18 bis  del Decreto citato, si riferisce alle violazioni degli artt. 7 e 9 commesse nei confronti dei singoli lavoratori e per ogni periodo a cui la violazione si riferisce.

Questo Ministero, nel chiarire la portata delle disposizioni normative citate già con la circ. n. 8/2005, si è basato sul presupposto che il riposo giornaliero e/o settimanale è un diritto che spetta a ciascun lavoratore e, pertanto, ha previsto che l’illecita condotta del datore di lavoro contraria alle disposizioni degli artt. 7 e 9 del D.Lgs. n. 66/2003 si configuri ogni volta in cui il lavoratore non fruisca dei riposi in questione. Ai fini della quantificazione di tali condotte illecite, sanzionate ai sensi dell’art. 18 bis, commi 3 e 4, questo Ministero ha quindi chiarito che l’importo da contestare  al datore di lavoro, in misura ridotta ai sensi dell’art. 16, L. n. 689/1981, consiste nel prodottoderivante dalla somma edittale moltiplicata per il numero dei riposi non fruiti da ciascun lavoratore.

I medesimi principi sono stati ribaditi nella risposta ad interpello n. 22/2009 in tema di riposi giornalieri e lo stesso meccanismo di quantificazione delle sanzioni può essere desunto da quanto specificato nella risposta ad interpello n. 56/2009 in base alla quale nelle ipotesi in cui il D.Lgs. n. 66/2003  espressamente riferisce gli importi sanzionatori al numero dei lavoratori, la relativa sanzione non può essere applicata che tante volte quante sono i lavoratori interessati.

Ciò posto, occorre ora chiarire se, sulla scorta della precisazione contenuta nella circ. n.8/2005 al punto 15 di questo Ministero, ovvero “fermo restando quanto stabilito dall’art. 8, comma  1, L. n. 689 del 1981”, nel caso di violazione degli artt. 7 e/o 9 del D.Lgs. n. 66/2003 come conseguenza di una unica azione o omissione da parte del datore di lavoro, sia possibile considerare tale condotta nel termine di concorso formale (omogeneo o eterogeneo) di illeciti amministrativi e, quindi, applicare la sanzione quantificabile secondo il criterio del cumulo giuridico disciplinata dalcitato art. 8 della L. n. 689/1981.

 A tal proposito, questo Ministero è intervenuto con la circ. n. 81/1987 precisando che l’applicazione del cumulo giuridico di sanzioni deve ritenersi preclusa all’ispettore del lavoro poiché “essa richiede delicate ed ampie potestà discrezionali che possono essere esercitate solo”  dall’Autorità competente a ricevere il rapporto a norma dell’art. 17, L. n. 689/1981.

Pertanto nella fase procedimentale di contestazione/notificazione dell’illecito amministrativo di cui all’art. 14 Legge citata, gli organi ispettivi possono esclusivamente quantificare la sanzione ai sensi dell’art. 16, L. n. 689/1981 “in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo”. 

Da ciò consegue che l’inciso della circ. n. 8/2005 non va interpretato nel senso di consentire l’applicazione dell’art. 8, comma 1, L. n. 689/1981 – e quindi del cumulo giuridico – in sede di accertamento/contestazione degli illeciti di cui agli artt. 7 e 9 del D.Lgs n. 66/2003, ma nel senso di ammettere, mediante il successivo provvedimento di ordinanza ingiunzione, la rideterminazione dell’importo sanzionatorio, già quantificato ai sensi dell’art. 16, L. n. 689/1981, a condizione chedagli atti istruttori emergano elementi atti a configurare l’unicità della condotta illecita a fronte della pluralità di violazioni. A tale riguardo – con riferimento alla fase ispettiva – si richiama il dovere, per gli ispettori, di fornire al Direttore gli elementi utili per evidenziare tale unicità d'azione.

  

Fonte del presente documento, grazie alla ricerca della Dott.ssa Cinzia Crescia:

http://www.lavoro.gov.it/Strumenti/interpello/Documents/762009.pdf 

 
Nov28

...succede nel Lazio

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Nursing Up Regione Lazio

 

 

 

Gentile Direttore,

in qualità di rappresentanti di un’associazione di categoria che opera quotidianamente nelle strutture sanitarie della capitale e della regione Lazio intendiamo denunciare una situazione che metterà, a breve, in serio pericolo la salute dei nostri concittadini.

In questi giorni è diventato un tema cogente la cessazione delle deroghe al D.lgs 66/2003 in tema di orario di lavoro, operate dalla legge 30 ottobre 2014, n. 161 “disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea. Legge europea 20013-bis” (GU n. 261 del 10/11/2014), lo scopo di superare la procedura di infrazione n. 2011/4185 che interessava il personale dirigente e sanitario del Servizio Sanitario Nazionale.

Dal 25 novembre 2015, è abrogato il comma 6-bis dell’art. 17 del D.lgs 66/2003 con la conseguenza che “ferma restando la durata normale dell'orario settimanale, il lavoratore ha diritto a undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore. Il riposo giornaliero deve essere fruito in modo consecutivo fatte salve le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata o da regimi di reperibilità”.

In sostanza l’Unione Europea ha fissato i criteri “minimi” relativi a riposi, ferie, orario massimo di lavoro e lavoro notturno. In particolare, oltre alla misura “minima” di riposo giornaliero di 11 ore consecutive, stabilisce un orario massimo settimanale di 48 ore, comprensive dello straordinario.

La questione adesso non è trovare, nuovamente, un escamotage legislativo per vanificare i legittimi contenuti della legge n.161/2014 (Legge europea 20013-bis) ma risolvere il grave problema che la classe politica e dirigenziale italiana ha creato e che quella della Regione Lazio ha aggravato con molti dei provvedimenti di questi ultimi due anni.

Il nostro scopo è quello di rendere evidenti le responsabilità della giunta Zingaretti e di molti dirigenti della regione Lazio e lo vogliamo fare semplicemente facendo riferimento agli atti normativi da essi emanati.

Analizzando l’“Atto di indirizzo per l’adozione dell’atto di autonomia aziendale delle aziende sanitarie della regione Lazio”, emerge che tra i principi ispiratori che guidano la riforma della rete ospedaliera, si prevede “l’adozione di misure organizzative volte al tendenziale superamento del concetto di posto letto assegnato alla singola unità operativa ed evoluzione verso un’organizzazione per area assistenziale ad intensità di cure per acuti.

Essendo cultori della materia e facendo riferimento solo alle fonti normative ed alla letteratura scientifica non possiamo esimerci dal prendere atto che l’organizzazione per intensità di cure si basa sulla centralità del paziente, sulle sue aspettative ed esigenze di sicurezza e di efficacia. Si tratta di un lavoro per obiettivi, di un’organizzazione in grado di coniugare eccellenza professionale, collegamento tra diversi livelli assistenziali a seconda dei bisogni della persona assistita, attenzione all’accoglienza e alla dimensione umana dell’assistenza. Viene superata la dimensione legata alla patologia e al modello mono-specialistico con un approccio poli-specialistico non più bastato sul numero dei posti letto ma sui casi trattati. (“Organizzazione dell’ospedale per intensità di cure: gli errori da evitare”. R. Nardi,V. Arienti, C. Nozzoli et all. Italian Journal of Medicine (2012) 6, 1-13).

Tutto ciò sarebbe in linea con quanto dichiarato nell’Atto di Indirizzo emanato dalla Regione Lazio se non fosse in netto contrasto con la disposizione che la stessa regione ha dato alle aziende sanitarie ed ospedaliere circa gli indicatori per il calcolo del fabbisogno del personale. Stiamo parlando della Disposizione emanata dalla Direzione Regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria n 259999/GR/11/23 del 13/05/2015, con oggetto “criteri generali per determinazione delle dotazioni organiche nelle aziende ed enti del Servizio Sanitario Regionale”, che fonda il suo impianto ancora una volta sul “parametro” del posto letto.

Come se non bastasse i dirigenti incaricati di elaborare questo provvedimento regionale hanno dato il peggio di sé! In un’oculata e produttiva (sic!) attività di benchmarking hanno fatto riferimento a due modelli tutt’altro che esemplari: Sicilia e Puglia.

Il rapporto di questi giorni, sui livelli essenziali di assistenza (Lea) elaborato dal Ministero della Salute, dice che queste due regioni si trovano rispettivamente al nono e al dodicesimo posto tra tutte le regioni italiane. Non sarebbe stato più semplice, oltre che maggiormente produttivo guardare alla Toscana? Ciò non solo perché essa si trova in testa alla classifica ma perché possiede modelli organizzativi all’avanguardia che testimoniano il valore dei suoi dirigenti.

Le aziende sanitarie della regione Lazio sembrano incapaci, anche grazie alle inadeguate direttive regionali, di stimare il proprio fabbisogno di personale. Dalle attuali dotazioni organiche manca totalmente il personale Operatore Socio Sanitario costringendo gli infermieri ad un sistematico demansionamento.

La Senatrice PD Anna Lisa Silvestro, già Presidente della federazione Nazionale IPASVI, nel 2008 presentò un lavoro insieme a G. Pitacco sull’analisi delle complessità assistenziali al fine di determinare il reale fabbisogno di personale. Come in altri numerosi studi è emerso che il processo assistenziale non può essere "pesato" attraverso il “minutaggio”. Esistono strumenti ad hoc, per ogni contesto operativo, che possono dare una risposta adeguata a questa esigenza. In questo caso lo studio in questione fece emergere la differenza tra 2 Standard: presenza minima e presenza consigliata.

Nel primo caso, detto minimo assistenziale, il numero infermieri presente può garantire solo un'efficace collaborazione al processo diagnostico-terapeutico, lasciando senza risposta i bisogni più elementari della persona. Al di sotto di questo non potrà essere garantita neanche la collaborazione al processo diagnostico-terapeutico mettendo a rischio la sicurezza della persona assistita. Grazie alle scelte politiche che hanno determinato un ridicolo e pericoloso blocco del turn over, siamo ormai a questa seconda ipotesi.

Concludendo, l’attuale Governo Regionale, con la complice collaborazione dei direttori generali delle aziende sanitarie, dopo aver incrementato la tassazione con le c.d. addizionali e altre imposte, ha sottratto ai Cittadini il diritto all’assistenza sancito dall’art. 32 della Costituzione.

I Cittadini del Lazio hanno il diritto di sapere che oltre non vedersi garantite, come sta già accadendo, le prestazioni incluse nei LEA (liste d’attesa esaurite ed esami in convenzione -Tac –RMN – Mammografie…) precluse, in caso di ricovero in un ospedale pubblico rischieranno di non ricevere un’assistenza sicura e di qualità, nonostante l’elevata professionalità degli operatori.

Riteniamo che l’irresponsabilità del Governo Regionale del Lazio che simula, attraverso i media, una riorganizzazione efficiente, moderna ed efficace del Servizio Sanitario Regionale, dissimula, in vero, l’ennesimo duro colpo alla Sanità Pubblica beffandosi dei suoi Cittadini.

Roma 26/11/2015

                                                                                                                                                                              Dott.ssa Laura Rita Santoro

                                                                                                                                                                              Dott. Mauro Carboni

 

 


  

 
Giu20

Sblocco del turnover o propaganda?

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ELEZIONI ORGANISMI STATUARI PERIFERICI 23-24/10/2015

 

 

 

Nel Lazio siamo piuttosto perplessi!

In questi giorni si sente parlare di Sblocco del turnover prima regionale, poi anche nazionale, stabilizzazione dei precari, tagli di spese sanitarie?

Però i colleghi "Infermieri", a differenza di altre categorie di dipendenti ospedalieri, chiedono il trasferimento, partecipano a bandi di mobilità e si vedono rifiutare il Nulla osta! Quindi gli infermieri che da anni aspettano un trasferimento, giacciono! In barba ad altre categorie, come gli amministrativi, che trovano accoglienza per i trasferimenti.

I precari "Infermieri" che ambirebbero ad una stabilizzazione, che è ben poca cosa rispetto ad un assunzione in ruolo, aspettano preoccupati, perchè le direttive applicate sono diverse ma soprattutto variegate tra una struttura e strutture, pur essendo nella stessa regione. Pazzesco!

Tagli alle spese sanitarie? Nonostante si continuino ad annunciare tagli alle spese, le ASL del Lazio continuano ad assumere Infermieri in Service. Gli Infermieri in Service sono esseri umani non in ruolo nella struttura pubblica, assunti con una società esterne e costano molto di più di un Infermiere in Ruolo! Ciò nonostante si continuano a mantenere le medesime condizioni di lavoro per gli Infermieri. Gli Infermieri in service, che vengono definiti di ruolo, può succedere che si vedano ridurre le ore di lavoro e quindi lo stipendio e non maturano anziantà di servizio ai fini di un concorso pubblico.

Parlano di sblocco del Tournover però non ho mai sentito parlare di concorsi pubblici ,per Infermieri, nel Lazio! E' meglio spendere e spandere in società che forniscono personale? Gli Infermieri, in servizio di ruolo sono pochi e  provati, hanno lavorato per anni e spesso senza presidi idonei, quindi hanno necessità di un ricambio generazionale, anche per problemi di salute.

I Politici, dal canto loro, continuano ad annunciare sblocco del tournover, stabilizzazioni come se fosse un regalo eccezzionale? 

Ciò nonostante gli Infermieri continuano ad aspettare che le parole diventino fatti!!!

 

Cordialmente

 

Laura Rita Santoro

 

 

 

 


 

 

Infermieri: una «staffetta generazionale» per dare spazio ai giovani. Il Ddl al Senato

Fonte per approfondire: http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/in-parlamento/2015-06-19/infermieri-staffetta-generazionale-dare-spazio-giovani-ddl-senato-122925.php?uuid=ACnfGVD&cmpid=nlqf&refresh_ce

di Rosanna Magnano

Contrastare l’invecchiamento della popolazione lavorativa degli infermieri - secondo rilevazioni Ipasvi i professionisti over 61 sono 23.351 su un totale di 412.07 - valorizzando la sostenibilità economica della cosiddetta «staffetta generazionale» fra operatori, senza nuovi oneri per le finanze pubbliche. E’ l’obiettivo del disegno di legge - a firma Silvestro, Dirindin e Bencini - presentato ieri in sede referente alla Commissione Igiene e sanità del Senato.

Il testo, illustrato dalla relatrice Nerina Dirindin (Pd), propone incentivi per favorire l'assunzione, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, di giovani professionisti sanitari nonché il passaggio dal contratto di lavoro a tempo pieno al contratto di lavoro a tempo parziale degli esercenti le professioni sanitarie ai quali manchino non più di trentasei mesi alla maturazione dei requisiti pensionistici.

A ispirare il Ddl alcune forme di sperimentazione in atto o in fase di attuazione in varie regione italiane. Secondo i promotori del provvedimento, i benefici dell’applicazione di un generalizzazione processo del genere sarebbero diversi: contrasto alla disoccupazione; ingresso di forza lavoro, motivata e preparata, a tutto vantaggio degli assistiti e dell'organizzazione sanitaria; percorso di uscita «morbido» dal lavoro da parte di operatori pensionabili, garantendo loro il riconoscimento della pregressa esperienza e la valorizzazione delle competenze maturate anche attraverso lo svolgimento della funzione di mentore.

I contenuti del Ddl
In particolare, il disegno di legge prevede che per gli infermieri e gli esercenti le altre professioni sanitarie ai quali manchino non più di trentasei mesi alla maturazione dei requisiti pensionistici e che si rendano disponibili alla trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale (con una riduzione dell'orario di lavoro pari al 50 per cento delle ore contrattualmente dovute) sia riconosciuta (sino alla maturazione dei requisiti pensionistici) anche la quota ulteriore di contribuzione che deriverebbe da un contratto di lavoro a tempo pieno.

Tale riconoscimento è subordinato alla sottoscrizione di un atto denominato «patto intergenerazionale», firmato dal pensionando, dall'assumibile, dall'azienda o struttura sanitaria (pubblica o privata accreditata), nonché dalle rappresentanze sindacali. Con i risparmi di spesa derivanti dalle riduzioni di orario in oggetto, il medesimo datore di lavoro assume, con contratto a tempo indeterminato, infermieri o esercenti altre professioni sanitarie di età non superiore a 35 anni e disoccupati o inoccupati. Tali nuovi contratti possono essere sia a tempo pieno sia a tempo parziale.

Il disegno di legge prevede anche che le aziende e strutture sanitarie (pubbliche o private accreditate) avviino, in collaborazione con l'Inps, una ricognizione relativa alla consistenza numerica degli infermieri e degli esercenti le altre professioni sanitarie ai quali manchino non più di trentasei mesi alla maturazione dei requisiti pensionistici e adottino, di concerto con le rappresentanze sindacali, piani di informazione volti a diffondere tra i potenziali destinatari la conoscenza degli incentivi in questione.

 

 

 
Mar22

Il MIRACOLO DAL GIUBILEO!

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 "Fusse che nun fusse la volta bona!" Non immaginavo mai! Il giubileo più efficace delle nostre raccolte firme e/o prese di posizione di qualsiasi genere, a favore delle assunzioni in ruolo! Viva le assunzioni in ruolo!

 


 

Sanita': Zingaretti, con Giubileo Roma cuore mondo, ci prepariamo

Fonte: https://www.agi.it/…/sanita_zingaretti_con_giubileo_roma_cu…

 "Siamo alla vigilia dell'Anno Giubilare. Dall'otto dicembre Roma sara' il cuore del mondo e avremo un'affluenza di pellegrini incredibile. Ovviamente ci stiamo preparando. Tra qualche giorno completeremo le sottoscrizioni di tutti gli atti aziendali delle Asl che riapriranno lo sblocco del turn over. Noi interverremo con le assunzioni per rafforzare il personale. Vogliamo che i pellegrini e i turisti che quell'anno arriveranno a Roma trovino un luogo umano". Lo ha annunciato il governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, nel corso della presentazione del progetto 'Assistenti di sala nei Pronto Soccorso', stamani alla sede della Regione. (AGI) Rmt/Oll

 

 

 
Nov04

Studi Legali convenzionati

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Trascrizione provvisoria per problemi tecnici

 
STUDI LEGALI CONVEZIONATI CON NURSING UP NELLA REGIONE LAZIO      
 

 

Aggiornamento Convenzioni avvocati Nursing Up Regione Lazio 2014

Roma

Studio Avvocato dell'Tiziana Palladino, Cell.: 3283453825 Mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Indirizzo: via giuseppe ferrari n. 4 - 00195 Roma

Telefono studio: 0632110172 - Fax: 0632500595

Studio Avvocato Alessio Palladino, Penalista: Cell.: 3929487105

Studio Avvocato A. Gabriella Parziale, Mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Cell.: 3477663561

Indirizzo: via poggio di venaco n. 46 - 00122 Roma

 

 

Studio Legale dell’Avv. Emanuela Muller: Via G.Bettolo, 17 - 00195 Roma – Tel/Fax 063725989

 – Tel/Fax 063724252 – Tel/Fax 063728417 -  Mail:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.                           

  Consulenza telefonica o presso lo studio tutti i Lunedì dalle ore 16.00 alle 19.00 e previo appuntamento anche in altri giorni della settimana.

 

 

Frosinone

 

Studio Legale dell’Avv. Renato D'Ambrosio: Via Cimarosa, 4 - Cassino (FR) - Tel. 0776/312079.
Consulenza telefonica o presso lo studio tutti i Lunedì dalle ore 16.00 alle 19.00 e previo appuntamento anche in altri giorni della settimana. Consulenza telefonica o presso lo studio, previo appuntamento, tutti i Mercoledì dalle ore 15.30 alle ore 19.00.

 

 

 
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